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Monday, November 24, 2025

WRITINGS


Books:
1. The Shattering Light of Stars (2005)

2. The Resurrection of Thinking: Steiner's Anthroposophy & the Postmodernism of Badiou, Deleuze, Derrida & Levinas (2018)


I am an anthroposophical researcher from Pennsylvania and a faculty member of the Global Event College, directed by Yeshayahu (Jesaiah) Ben-Aharon.
Current Research:
1. Finance, Crypto, Fridge Design, Deleuzean Chemistry, Goethean Biology, Spiritualization of Logic (Husserl, Lotze, Steiner)

Forthcoming Book (October, 2019) - "Earthly, Transcendental, and Spiritual Logic:  From Husserl's Phenomenology to Steiner's Anthroposophy"  Amazon.com 







Tuesday, October 8, 2019

Antroposofia e Filosofia Contemporanea - Yeshayahu Ben-Aharon


    Antroposofia e Filosofia Contemporanea in Dialogo
      Osservazioni sulla Spiritualizzazione del Pensiero
        Di Yeshayahu Ben-Aharon (translated by Gianluca Flagiello)



Che grande piacere è poter essere qui con voi. Questa è la prima visita operativa che faccio in Francia. 
Abbastanza curiosamente, sebbene io non parli o scriva in francese, ho sempre seguito molto da vicino lo sviluppo della vita culturale-spirituale francese oggi e nel ventesimo secolo, e sono stato particolarmente impegnato per molti anni col pensiero e la filosofia francese. 
E mi piacerebbe mettervi al corrente, in questa conferenza, del ruolo che il pensiero francese ha nel dramma spirituale invisibile del nostro tempo.
Ho fatto riferimento a ciò che è avvenuto dietro il velo degli eventi mondiali del XX secolo nei miei libri, The Spiritual Event of the 20th Century (L'Evento Spirituale del 20esimo Secolo) e The New Experience of the Supersensible (La Nuova Esperienza del Sovrasensibile), entrambi scritti all'inizio degli anni '90. 
In essi ho descritto la mia ricerca scientifico-spirituale sulle realtà esoteriche, sovrasensibili e sub-sensibili, comprensibili solo per mezzo dei moderni metodi di ricerca scientifico spirituali. 
Fino agli anni '60 è stata creata pochissima luce sulla terra - e molta tenebra. Non che le forze e gli eventi che producono l'oscurità siano diminuiti da allora; al contrario, essi aumentano esponenzialmente. 
Ma la buona notizia è che in tutti i campi della vita, del pensiero, della scienza, dell'arte e della vita sociale, nuove forze di speranza hanno iniziato a fluire negli anni '60 e ho descritto, nei miei libri, le sorgenti nascoste dalle quali queste forze spirituali stanno scorrendo ed anche alcuni di quei rari e preziosi raggi di luce emanati dalla creatività francese nella seconda metà del secolo scorso.
Durante l'intera catastrofe europea del XX secolo, prima, durante e dopo le due guerre mondiali e durante la guerra fredda, si è svolto in Francia un dibattito molto intenso e vitale, di tipo intellettuale ma anche culturale e politico. 
Le forze operanti nel pensiero, con tutta la loro ingegnosità, non erano ancora abbastanza forti da penetrare le realtà sociali e politiche; molti credevano che queste forze sarebbero state “rivoluzionarie” e radicali, ma esse non avrebbero potuto mai davvero progredire in nuove idee e formazioni sociali. Ma nel campo della filosofia è stato diverso; qui ebbe luogo una vera creatività che stava davvero tentando di aprire nuovi orizzonti.
Il secolo scorso ha avuto un compito enorme ed ha portato i risultati più gravi e fatali nel bene e nel male. Questo compito può essere descritto in vari modi. Per i nostri scopi stasera, poiché ci stiamo avvicinando a questo compito dal punto di vista dello sviluppo del pensiero, possiamo chiamarlo spiritualizzazione della coscienza o, più specificamente, spiritualizzazione dell'intelletto e del pensiero
Questa è un'espressione usata spesso da Rudolf Steiner. Tutto il suo impulso, il massimo sforzo della sua volontà e del suo amore, è stato versato in questa opera. E per tutta la vita, il suo auspicio è stato che gli uomini liberi facessero ciò che egli stesso si impegnava a fare: trasformare davvero se stessi! 
Egli auspicava che ciò venisse raggiunto almeno da un certo numero di persone già all'inizio del XX secolo e che sarebbe stato ripreso da sempre più persone durante il corso dell'intero secolo, con una certa culminazione intensiva alla fine del secolo. In una forma trasformata, questo atto sarebbe entrato potentemente nella scena globale del XXI secolo come una forza creatrice capace di cambiare il mondo.



Nuovi Principianti
Al giorno d'oggi non è abbastanza che una persona faccia qualcosa da sola, anche se fosse il più grande iniziato, perché gli altri non dovrebbero più essere semplicemente guidati o spinti nei loro passi - a meno che non si tratti di impulsi del male. Il bene può sorgere solo dalle profondità di menti e cuori umani liberi, lavorando insieme in reciproco aiuto e comprensione.
E se guardate la situazione mondiale oggi, antroposofia inclusa, da questo punto di vista, potete sicuramente dire: bene, allora, siamo sicuramente solo agli inizi! Pertanto, siamo tutti gentilmente invitati a ricominciare, nuovamente. 
Se comprendiamo veramente ciò che è stato appena detto, ci è richiesto di vedere noi stessi come veri principianti. Sempre più persone dovrebbero capire che lo Zeitgeist (lo Spirito del Tempo) è ora alla ricerca di nuovi principianti ed è piuttosto stufo di così tanti "sapienti"che stanno creando costantemente il caos nella nostra vita sociale, spirituale ed economica.
Questa spiritualizzazione dell'intelletto è il primo ed inevitabile passo richiesto come fondamento per le prossime trasformazioni della natura umana e della società. È la precondizione per la spiritualizzazione della nostra vita sociale, culturale, politica ed economica. 
Questo è il nostro punto di ingresso principale, semplicemente perché noi siamo diventati esseri pensanti nei secoli recenti. Tutto ciò che facciamo comincia dal pensiero ed il pensiero errato è immediatamente una fonte di forze morali-sociali distruttive, mentre il pensiero verace è un potere edificante e risanatore.
Per questo motivo, Steiner si è riferito al suo cosiddetto libro "non-antroposofico" La Filosofia della Libertà come alla sua più importante creazione spirituale. Per mezzo di questo libro, come egli stesso ha detto, se appropriatamente compreso e praticato, ogni persona può iniziare, senza alcuna precedente conoscenza o credenza spirituale, a partire dalla propria coscienza quotidiana, dalla coscienza percipiente quotidiana, dall'attività morale e dalle esperienze sociali quotidiane. Ognuno può iniziare (a spiritualizzare il pensiero, NdT) qui dove si trova nella vita reale.
Ed io ho avuto l'esperienza, all'inizio con me stesso ed ora anche con amici e studenti nel mondo, che La Filosofia della Libertà, se attuata nel modo adeguato, effettivamente ci dà mezzi potenti per realizzare questa spiritualizzazione e portarla a coscienza. 
Questa è stata la mia vita di sviluppo scientifico-spirituale, dal mio 21esimo anno fino al 35esimo. Dopo aver iniziato dal lavoro antroposofico generale di Steiner, mi sono concentrato specificamente sulla sua opera filosofico-sociale. Per la costruzione della comunità Harduf da un lato e per la mia ricerca spirituale dall'altro. Ho cercato il flusso nascosto del divenire dell'antroposofia, per la sua vivente continuazione sovrasensibile.
Come si può attualizzare continuamente il punto di partenza di Steiner per il pensiero, come può essere portato nel flusso dell'evolventesi Zeitgeist? Questo era il mio bruciante problema quotidiano. Ero anche a conoscenza delle forze ritardanti al lavoro all'interno della sua eredità (reggenza). 
Quindi ebbi presto coscienza che dovevo crearmi la mia via mentre procedevo, da solo, e che essa non era semplicemente data là fuori. E quando cerchi in questo modo, devi trovare le orme di Michele nella storia e nell'attuale vita spirituale, culturale e sociale. Questo è il motivo per cui stavo seguendo intensamente i nuovi sviluppi nelle scienze, nelle arti e nella vita sociale ed anche nel pensiero e nella filosofia nel corso di tutto il XX secolo.
Così ho trovato, attraverso la vita stessa, attraverso il mio lavoro - e questo vale per la mia esperienza, non si può generalizzare - che ogni volta ed ovunque cercassi un modo per continuare dopo il 1925, dopo la morte di Steiner, la via per un ulteriore sviluppo del pensiero e della spiritualizzazione dell'intelletto portava all'abisso, aperto con gli ultimi due pensatori tedeschi - l'ebreo convertito Edmund Husserl ed il suo allievo nazionalsocialista Martin Heidegger - attraverso le rovine della cultura europea nella Seconda Guerra Mondiale e negli anni '50 e '60. 
E fu in questo seguire i tragici passi di  Husserl e di Heidegger che sono arrivato alla filosofia francese, perché i pensatori francesi sono stati gli allievi più ferventi e ricettivi del pensiero tedesco. Perciò, per introdurre alcune figure centrali della filosofia francese, riassumerò brevemente il punto di svolta decisivo nella storia spirituale tedesca.



Un'escursione tedesca
Il primo pensatore tedesco che era profondamente cosciente che il tempo dell'idealismo tedesco e il tempo di Goethe erano svaniti per sempre - e non potevano essere riproposti - era ovviamente il grande e tragico Nietzsche. Egli perse letteralmente la sua testa nei suoi sforzi per trovare nuovi ed impensati spazi per spiritualizzare il pensiero. 
E come sintomo storico e indizio per la tempesta che ha portato alla tragedia tedesca, è significativo che proprio in quegli anni alla fine del decennio del 1880, Steiner stesse lavorando alla sua tesi in filosofia Verità e Scienza come base per La Filosofia della Libertà. Quando quest'ultima fu pubblicata nel 1894, egli scrisse alla sua cara amica Rosa Mayreder di come si rammaricava del fatto che Nietzsche non potesse più leggerla, perché « l'avrebbe veramente capita come un'esperienza personale ». 
Ora, Edmund Husserl (1859-1938) era un contemporaneo di Steiner; egli studiò anche filosofia a Vienna sotto Franz Brentano, uno o due anni dopo che Steiner studiò lì, probabilmente nel  semestre invernale 1881-82. Essi quasi si incontrarono alle lezioni di Brentano, per così dire. 
Il Karma non avrebbe potuto esprimersi più chiaramente, perché Husserl stava cercando di sviluppare ulteriormente il pensiero di Brentano e creò la sua fenomenologia nella direzione della Filosofia della Libertà di Steiner. Ma il radicalismo di Husserl non era abbastanza radicale; egli non superò i più profondi limiti della filosofia kantiana tradizionale. 
Questo lasciò nel pensiero tedesco un enorme divario, un abisso, prima, durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, che fu il periodo più decisivo per la storia tedesca ed europea.
Ed arrivò l'anno in cui si dovette decidere il destino della Germania e dell'Europa: 1917. In quest'anno, dal suo esilio a Zurigo Lenin fu mandato da Ludendorff in una carrozza ferroviaria sigillata ad organizzare la rivoluzione bolscevica nell'Est; gli Stati Uniti entrarono in guerra dall'Occidente. Il destino della Mitteleuropa era in bilico e si stava rapidamente avvicinando verso il peggio - e Steiner diede inizio alla Tripartizione come ultimo sforzo di salvataggio. 
Nel 1917 morì anche Brentano; Steiner pubblica un "Nachruf" dedicato a lui nel suo libro Von Seelenrätseln (Riddles of the Soul, Gli Enigmi dell'Anima in italiano). Qui la filosofia, l'antropologia e l'antroposofia sono coniugate insieme per la prima volta in modo completamente moderno e scientifico, senza alcun residuo teosofico - libere, cioè, dalle tradizionali concezioni ed elaborazioni occulte. 
Questo libro afferma chiaramente che Steiner è ora pronto per iniziare il reale compito della sua vita come un moderno scienziato spirituale e innovatore sociale. Ma il suo auspicio di creare un movimento socio-spirituale mondiale crollò già prima della sua morte prematura nel marzo 1925.
Dopo la morte di Steiner, Max Scheler, un originale libero pensatore ed allievo di Husserl che incontrò ed apprezzò Steiner, si convertì al cattolicesimo nel 1927, lo stesso anno in cui venne pubblicato l'influente libro Essere e Tempo di Martin Heidegger. 
Nel suo destino di ultimo tedesco, Heidegger incarna il destino del suo popolo. Egli non poteva accontentarsi della fenomenologia, a giusto titolo; né poteva aprire se stesso al nuovo impulso lavorando nella direzione de La Filosofia della Libertà. Al contrario, egli trasformò la fenomenologia di Husserl all'indietro anziché in avanti, creando nella vita intellettuale tedesca una potente e altamente suggestiva Umstülpung (una inversione da dentro a fuori) de La filosofia della Libertà.
Tra Husserl e Heidegger, la tragedia della vita spirituale tedesca si svolse alla fine degli anni '20 e '30, fino a quando nel 1933 Heidegger consegnò la sua famigerata Antrittsrede - il suo discorso inaugurale come Rettore dell'Università di Friburgo - presentandosi come un nazista entusiasta. 
Dopo, sostenne anche la scomunica del suo vecchio insegnante secondo le leggi razziali di denaturalizzazione di Norimberga. Husserl, fortunatamente per lui, morì nel 1938. La decisione, attuata già nel 1917, fu ora resa completamente visibile insieme all'intero destino della Germania e dell'Europa. 
Fin dai tempi di Nietzsche e Steiner c'è stata una forte condizione di aut aut: il pensiero può essere con lo spirito del tempo o essere fortemente contro di esso. L'indiscutibile grandezza di Heidegger è stata costretta a servire lo spirito ostacolatore maggiormente opposto a Michele. Ma oggi solo un astratto intellettuale, o un credente fanatico religioso, potrebbe credere di conoscere in anticipo la differenza tra verità e falsità. L'antroposofia viene talvolta assunta in questa maniera.
In pratica, è proprio il caso di Heidegger che dimostra le difficoltà che si incontrano quando ci si sforza, attraverso l'esperienza reale, di discernere la differenza tra verità e falsità, specialmente laddove sono riflessi e deviati dalla Soglia. Se immaginate il livello della Soglia come come una superficie a specchio, allora una delle coppie potrebbe apparire come una sotto-soglia ed avere un fratello polare, anche un gemello, ma capovolto per creare una contro-immagine, come uno specchio-opposto della sua origine sovra-soglia!
Qui vorrei sottolineare un fatto molto significativo che è stato utile al mio lavoro nel corso degli anni. Lottando con il pensiero odierno in vari campi si viene altamente ripagati non solo trovando le vere ispirazioni di Michele, ma anche attraverso la dolorosa scoperta di correnti avversarie. Anche loro possono insegnarci molto - e di prima mano - riguardo alle vere intenzioni di Michele, proprio perché si sforzano di fare esattamente il contrario!
Da questo punto di vista, possiamo cominciare a capire un grande enigma, vale a dire, perché Heidegger è diventato forse il filosofo più influente nell'Europa del XX secolo e per la filosofia francese in particolare. E perché Levinas – che era un caro studente personale di Heidegger a Friburgo – disse “dobbiamo ammetterlo, sfortunatamente eravamo tutti studenti di Heidegger”.



Il secolo filosofico francese
Dagli anni '20 e '30, tra le guerre e durante e dopo la guerra fredda, troviamo una grande serie di pensatori francesi che subito cominciano con assimilare la filosofia tedesca. Il cibo filosofico più recente per il pensiero francese viene dal grande e quadruplice flusso Götterdämmerung: Hegel, Nietzsche, Husserl e Heidegger. Introduciamo e presentiamo brevemente alcuni di questi pensatori. Ma questa introduzione può essere soltanto episodica e frammentaria, una momentanea e svolazzante iscrizione su un passaggio stretto e rapidamente evanescente.
Un inizio può essere fatto con un altro ebreo nato, Henri Bergson, contemporaneo di Steiner, risorto dall'oblio tramite Gilles Deleuze che ha usato come uno dei suoi principali punti di partenza Materia e Memoria di Bergson del 1896, due anni dopo La Filosofia della Libertà. Poi abbiamo il grande fenomenologo Merleau-Ponty, nato nel 1908; il suo libro del 1945 La Fenomenologia della Percezione è un ottimo studio della percezione sensoriale e della coscienza percettiva, che ha spinto i limiti della percezione sempre più dentro il sovrasensibile, sforzandosi di trasformare la percezione sensoriale e l'esperienza corporea in esperienza spirituale. Un po' all'altro polo c'è il "dark" Maurice Blanchot, nato nel 1907, la cui opera Lo Spazio della Letteratura (1955) ha esercitato un forte fascino nel secolo successivo. E poi siamo già al molto autorevole Jean-Paul Sartre (1905-1980). Sartre ha trasformato l'ontologia fondamentale di Heidegger nell'esistenzialismo fenomenologico; durante la guerra ha scritto la sua opera principale, Essere e Nulla (1943) come risposta ad Essere e Tempo di Heidegger del 1927. Leggete il capitolo su "lo sguardo dell'altro" in questo libro e troverete la più esatta e brillante ricerca fenomenologica su percezione, essere e relazione con l'altroqualcosa senza precedenti nella storia della filosofia o della scienza.
Dopo la guerra vediamo emergere il flusso dello Strutturalismo francese con Levi-Strauss e la sua scuola fra le altre. Essi hanno avuto un'influenza significativamente proficua, fino ai nostri tempi, in antropologia, sociologia, studio del mito e culture antiche. Ma tutto questo fu un prologo, che ha preparato il terreno per quelli che sono stati trent'anni davvero entusiasmanti – gli anni '60, '70, '80 – in cui si vedono apparire una dopo l'altra le stelle più brillanti, splendenti oltre l'orizzonte intellettuale della Francia, ed ora rinomate in tutto il mondo. Allora tutto stava cominciando, ma sono sicuro che siete tutti famigliari con quei nomi importanti, nomi come _____ ? Nomi come ____ (Nessuna risposta e risate in sala).
Prima nominiamo un altro ebreo-nato - sì, sono ancora dappertutto,  nonostante alcuni tentativi. Mi riferisco a Jacques Derrida, un francese di origine algerina. Egli è piuttosto famoso oggi, ma non sempre veramente capito, come il fondatore di una corrente filosofica che ha chiamato "decostruzionismo". Derrida prese una strada opposta (o polare) rispetto a Foucault è spesso rappresentato come suo avversario; verso Deleuze egli fu più un amico, piuttosto lontano. Il suo sforzo era diretto alla decostruzione e allo smantellamento delle forze del monoteistico, centralizzante e centralista Dio-Padre attive nella filosofia e nella letteratura passata e presente. Ma questo non era l'obiettivo in sé, era piuttosto un mezzo per scoprire le forze periferiche attive nel linguaggio e nella scrittura. Derrida ha scoperto e descritto alcune delle strategie formative delle forze decentralizzate e periferiche che nella Scienza dello Spirito sono chiamate "forze formative eteriche"ed ha rivelato la trama del testo, la tessitura del testo attraverso l'ordito e la trama dell'arazzo artistico del linguaggio.
Derrida fu sempre più influenzato da Levinas e portò la sua attenzione alle indagini etiche, politiche e religiose, studiò i problemi dell'alterità radicale, la trascendentale alterità dell'altro come differenza incolmabile. Egli morì il 9 ottobre 2004 ed ha un circolo sempre crescente di influenza sentito nelle Americhe; è uno dei pochi filosofi del XX secolo diventano noto come  figura culturale fuori dall'ambiente filosofico.
Il concetto di "postmodernismo" è articolato per la prima volta come concetto filosofico ne La condizione postmoderna - Rapporto sul sapere (1979) di Jean-Francois Lyotard. Ispirato dall'idea dell'esperienza e della conoscenza del sublime in Kant (parte della sua Critica del Giudizio), egli ha cercato di creare un concetto non-positivista ed "eventful" di arte e conoscenza e di applicarlo al pensiero sociale e politico. Potremmo qui nominare altri come il davvero brillante Paul Virilio, originale pensatore di tecnologia moderna e postmoderna, affari militari, urbanistica ed architettura. E come potremmo non menzionare Jean Baudrillard morto lo scorso marzo (2007), un osservatore dalla mente lucida ed un critico della comunicazione elettronica e di TV e media globalizzati, che ha anche scritto il breve e straordinario "Spirito del terrorismo" dopo gli attacchi al World Trade Center di New York.
E poi arriviamo ad Emmanuel Levinas, citato prima in relazione al suo insegnante Heidegger, un ebreo di origine lituana che divenne ortodosso dopo la guerra e rimase osservante dei comandamenti e della Torah per il resto della sua vita. Egli è con Derrida il filosofo francese più conosciuto del nostro tempo e la sua influenza è anche in costante crescita. Il suo innovativo e radicale concetto de "l'altro" viene introdotto non attraverso la fenomenologia sviluppata da Husserl, Heidegger o Sartre, ma attraverso concetti straordinari come "il volto dell'altro” e “ la mortalità dell'altro ”- rispetto ai quali io sono primordialmente responsabile. Levinas credeva che questo fosse l'unico modo per creare una forza "contro-Cainica", che egli vide come la vera missione del Giudaismo che fu soppresso dalla filosofia occidentale, dal Cristianesimo e dalla cultura della Mitteleuropa. Levinas cercò di resuscitare Abele e trovare la risposta al fratricidio primordiale di Caino, che egli sperimentò ripetuto su scala europea e globale nel XX secolo, specialmente nell'annientamento degli ebrei (come antichi figli di Abele) ad opera dei tedeschi (come moderni figli di Caino), ma anche in ogni persecuzione dei deboli ovunque avvenga. Ciò costituisce l'essenza del suo pensiero: Io sono il custode di mio fratello! In questo modo Levinas tentò di portare un nuovo impulso morale-religioso nei dibattiti filosofici e politico-culturali e nella coscienza del mondo post-olocausto.
L'ultimo di queste grandi figure da citare ora, perché il tempo è poco, sarebbe Alain Badiou che ancora vivo ed attivo oggi, un militante maoista-leninista che ha iniziato come discepolo di Sartre e del filosofo francese della psicoanalisi, Jacques-Marie-Émile Lacan e si stava adoperando a diventare l'eterno rivale di Deleuze. Egli è piuttosto la sola ed ultima stella che brilla ancora nel crepuscolo di un secolo filosofico francese davvero meraviglioso. Badiou ha scritto un'eccellente presentazione del suo pensiero agli studenti chiamata Etica. Saggio sulla coscienza del male e ha scritto il miglior libro su San Paolo che io abbia letto nella letteratura recente. Sì, appartiene a quanto di strano e audace e sintomatico del nostro tempo che un impenitente maoista-leninista francese scriva il miglior libro su San Paolo!
Questi sono i più noti rappresentanti di dozzine di creativi ed originali pensatori, artisti e scienziati che nel XX secolo hanno vissuto in Francia. Essi sono solo i nomi più chiaramente noti, i pianeti maggiormente visibili che brillano sullo sfondo di un'intera costellazione spirituale-culturale francese ed europea, causata dalla distruzione dell'Europa nell'ultimo secolo e dal vuoto creato dalla scomparsa del pensiero tedesco.
Ma ora ce n'era uno così audace e stimolante nella sua originalità che in un certo senso si è innalzato su tutti loro, così tanto che Deleuze ha detto: “L'autore che ha scritto L'archeologia del sapere ha reso possibile per noi sperare che la vera filosofia sia di nuovo possibile”. Ed intendeva Michel Foucault. “Foucault è più vicino a Goethe che a Newton", scrive Deleuze nel suo bel libro Foucault, perché proprio come per Goethe “l'essere-luce è una condizione strettamente invisibile, un a priori, il solo in grado di rapportare le visibilità alla vista e contemporaneamente agli altri sensi", così con il nuovo concetto di Foucault di linguaggio e pensiero: il loro essere essenziale è la forza impercettibile che rende ogni discorso visibile e possibile.
E questo è il motivo per cui Foucault poté preparare ed aprire la strada per il pensatore francese più significativo del XX secolo, Gilles Deleuze stesso. Anche l'altrimenti più attento e piuttosto moderato Derrida, parlando al funerale di Deleuze, esclamò: “L'autore di Differenza e ripetizione [uno dei libri principali di Deleuze] è il sublime filosofo dell'evento". Come un sole che eclissa ma anche contestualizza tutte le stelle intellettuali francesi, dandogli la loro costituzione storica e ponendo il pensare sulla sua strada nella traiettoria e nella direzione della sua futura destinazione e costellazione cosmica, Deleuze merita pienamente la dichiarazione di Foucault,  “L'intero XX secolo filosofico sarà chiamato un giorno il secolo Deleuziano". E altrove: "... è stata prodotta una luminosa tempesta che porta il nome di Deleuze: un nuovo pensiero è possibile; il pensiero è di nuovo possibile".
È stato Deleuze, da solo ed insieme al suo collaboratore e co-autore Félix Guattari, ad indicare il futuro ruolo e compito della filosofia, in tutti i suoi scritti. In termini aforismatici, prendiamo una dichiarazione che può essere inscritta – dal punto di vista presentato in questa conferenza - come un segnale sintomatico nell'evoluzione della filosofia. Lo troviamo nel suo ultimo libro, scritto con Guattari, Che cos'è la Filosofia? Lì troviamo questa dichiarazione:
Il solo scopo della filosofia è rendersi degna dell'evento.
Questa potente trasformazione del ruolo della filosofia ad opera di Deleuze è il risultato di un progetto comune, al quale ciascuno dei pensatori menzionati ha contribuito, iniziando con Heidegger che fu il primo a tematizzare l'evento come concetto filosofico centrale. È sufficiente qui dire che con questo concetto Deleuze esprime un avvenimento complesso e dai molteplici livelli, che egli ha descritto e variato ripetutamente nelle sue opere per tre decenni.
Tradotto in qualche modo nelle nostre parole, questo "evento" sarà compreso come sistole e diastole pulsanti, un respiro di vita immanente, il processo sempre accadente di incarnazione ed escarnazione che si verifica in ogni singolo elemento di materia, spazio-tempo e coscienza. Deleuze ha concepito la vita e la sensorialità come esistenti ovunque in natura, nella cultura e nel cosmo con e senza fondamenti materici o organico-corporei. Se ri-formuliamo la sua dichiarazione in questo senso, possiamo perciò così formularla.
Il solo scopo della filosofia è rendersi degna del sempre
pulsante, spirante, vibrante movimento di vita universale
immanente.Enigmi e Problemi della Spiritualizzazione del Pensiero
Di fronte alla rivoluzionaria riformulazione del significato e dell'essenza della filosofia da parte di Guattari e Deleuze, collochiamo ora alcune delle dichiarazioni di Rudolf Steiner. Egli dice, per esempio, ora che il ruolo della filosofia è compiuto (intendendo, alla fine XIX secolo), dobbiamo avere il coraggio di lasciare che il lampo del volere colpisca direttamente nel pensare attraverso l'intero essere singolo dell'individuo. Questo elemento volere può accendere il pensare e scioglierlo dalle sue catene corporee, liberando le sue ali per librarsi ed ascendere nell'aperto cosmico mondo eterico. Allora non sarà più lo stesso "Io" che pensa, ma sarà la corrente del pensiero cosmico che fluisce attraverso il mio essere trasformato. "ESSO pensa in me" diventerà un'esperienza di verità ed un reale evento sovrasensibile. Ma precisamente questo straordinario conseguimento spirituale – l' "ESSO pensa" – pone serie questioni di epistemologia, identità e ovviamente etica, che non possono essere risolte per mezzo dell'attuale filosofia e scienza.
Il problema principale qui è questo: quando"ESSO pensa" in me, chi è questo "me" in cui ed attraverso cui "ESSO" pensa? Nella notte, quando ESSO non solo pensa in me ma costruisce e forma anche il fondamento di tutta la mia esistenza, la mia ordinaria autocoscienza si ritira totalmente ed è completamente assente. Divento incosciente per consentire ad ESSO di assumere la mia esistenza, perché il mio sé ordinario non può ancora adempiere affatto, in autocoscienza spirituale, al necessario mantenimento di tutto il mio essere. Pertanto nella notte - ed anche inconsciamente durante il giorno – io sono dato alla cosmica guida, alle forze curative ed agli esseri di ESSO.
Spero di essere riuscito a rendere  questo problema un po' più problematico e concreto per voi: come può questo processo di depersonalizzazione e sovra-personalizzazione venir sperimentato coscientemente? In che modo un sé – l'ordinario - esce e l'altro - il Sé Superiore - entra? E chi è l’ “uno" (ora già due, e sarà moltiplicato ancor di più, più il processo di spiritualizzazione avanza!) che reciprocamente riconosce, organizza e mette i due – e i molti – in composizione armonica? Ed in che tipo di auto-coscienza diverrebbe conscio questo "ESSO pensa"?
Lo stesso problema può essere espresso anche in questo modo. Steiner disse che considerava la famosa affermazione di Cartesio, "penso dunque sono", come niente di meno che "il più grande fallimento nell'evoluzione del pensiero moderno... precisamente perché proprio lì, dove io penso, io non sono... perché il pensiero ordinario è semplice figura vuota, immagine, rappresentazione ed è privo di qualsiasi reale, sostanziale essere". Quest'affermazione caratterizza un'esperienza esistenziale ed essenziale dell'intera contemporaneità filosofica e specialmente dei filosofi francesi suddetti.
Ciò che il pensiero filosofico contemporaneo potrebbe raggiungere in una certa misura e in vari modi e gradi differenti, è parte di questo primo aspetto, vale a dire la "cosmicizzazione” del pensiero e la realizzazione del "pensiero dell'esterno" e di "ESSO pensa all'interno" (Foucault-Deleuze); ma un tale pensiero sentiva che doveva completamente sacrificare la realtà del soggetto, dell'individuo, per raggiungere ciò. 
Con questo completo sacrificio non possiamo concordare. Tuttavia dobbiamo anche ammettere, come osservato precedentemente, che a parte l'esempio iniziatico e vissuto da Steiner, non abbiamo descrizioni di prima mano di una soluzione esperienziale di questo dilemma svolta con successo.
Complessivamente potremmo dire: la filosofia contemporanea ha sviluppato, in modo originale e nuovo, alcuni aspetti relativi alla spiritualizzazione del pensiero, ma sì è fermata alla soglia in relazione ai problemi più profondi dell' "Io". Le affermazioni celebri sebbene poco comprese di Foucault sulla morte del soggetto, autore, ecc., si possono comprendere solo come sintomi che puntano a questo problema irrisolto, come vedremo più avanti in maggiore dettaglio.
Consentitemi di riassumere brevemente le prime fasi principali del processo di spiritualizzazione del pensiero e quindi indicare il pieno significato della comprensione di Steiner del "solo scopo della filosofia". Se la trasformazione del pensiero attraverso il "lampo diretto della volontà" avviene, ed il pensare diventa un evento singolare - quando sono arrivato così avanti con la spiritualizzazione del mio pensiero, io ho di fatto causato la nullificazione e lo svuotamento dei contenuti ordinari dell'anima e della mente. Ora, poiché la mia ordinaria esperienza di me stesso non è altro che la somma totale di questi contenuti, quando questi scompaiono, scompare anche il mio sé ordinario. Io dimentico la mia vita interiore soggettiva, che per così dire va a dormire. Al suo posto, ESSO pensa divampa. ESSO fluisce nello spazio vuoto privo del sé, ed ESSO pensa attraverso questo spazio come totalmente altro, alter-Sé. Come risultante, potrebbero accadere le seguenti cose: ESSO ora scuote il mio altrimenti inconscio reale non il soggettivo, conscio, personale sé che è già obliterato – ma piuttosto ESSO scuote il mio reale fuori dal corpo fisico. E questo Sé reale potrebbe trovare la strada per il Sé Superiore dell'Umanità, nuotando e volando sulle onde e sulle correnti del reale "world-wide-web", sparpagliato e mescolato con forze, eventi ed esseri non-organici viventi cosmici infinitamente multipli e diversi. Ma questo è il problema centrale: ESSO pensa non può da solo garantire che questo incontro accada. La forza necessaria per consentire l'incontro tra il Sé reale ed il Sé Superiore dell'Umanità, può essere trovata soltanto altrove. Ma dove?
Pertanto, è immensamente significativo notare come Steiner si riferisca al puro pensiero anche come puro amore in queste parole tratte da La filosofia della Libertà.  Quando colui o colei che pensa diventa tutt'uno con la corrente di "amore nella sua forma spirituale che scorre attraverso il pensiero", realizza ed individualizza questa esperienza come una "intuizione morale", concepita liberamente fuori dai mondi spirituali e portata sulla Terra attraverso singoli atti d'amore.  Questo secondo lato della spiritualizzazione del pensiero ha a che fare con l'amore libero per la Terra, l'umanità e la vita fisica nel suo insieme. In altre parole, il pensiero spiritualizzato può creare una connessione tra i due sé - l'umano e il cosmico - solo se diventa un'espressione di amore. Solo allora può connettere il Sé Superiore sperimentato fuori del corpo ed il sé umano che riceve l'intuizione morale e deve proteggerla e renderla reale sulla Terra.
Ora se preso da entrambi i lati, vale a dire, dall'esperienza cosmica di un Sé come parte del mondo non-organico di forze ed esseri vitali e come fonte di intuizione morale da realizzare sulla Terra, la seguente affermazione di Steiner può essere apprezzata in tutto il suo peso. Egli dice che il futuro della filosofia sarà "salvare l'auto-coscienza umana" in modo che questa auto-coscienza possa essere ricordata del tutto mentre l'umanità avanza ulteriormente nel suo processo di spiritualizzazione presente e futura. Se questo rimembrare dell'auto-coscienza non viene raggiunto, il processo di spiritualizzazione continuerà ancora, perché il tempo evolutivo è previsto per esso. Tuttavia, esso porterà l'umanità lontano dal suo vero Sé e dalla sua vera missione sulla terra e nell'universo. Ciò significa che la filosofia ha veramente qualcosa di cui "rendersi degna": la salvezza e la redenzione dell'auto-coscienza per tutte le future fasi di spiritualizzazione dell'umanità, senza cui la coscienza umana non sarà in grado di entrare in modo sano nei mondi spirituali. 
Nell'ottica di Deleuze-Guattari possiamo ora finalmente parafrasare l'affermazione citata precedentemente dal loro libro Che cos'è la Filosofia. Ora possiamo rispondere dal nostro lato:
Il solo compito della filosofia è di rendersi degna dell'evento di spiritualizzazione dell'autocoscienza e di ricordare il vero "Io".



La Grande Disputa Assente



La nostra caratterizzazione del "solo scopo" della filosofia risuona fortemente ad incontrare la sfida di Deleuze come un avvertimento ed una ammonizione dal lato del flusso di Michele. Questo avvertimento non è dato per favorire pedanteria e intellettualismo, ma al contrario, per bilanciare il vero e reale ma uni-laterale impulso  della contemporanea spiritualizzazione del pensiero. È proprio perché la spiritualizzazione del pensiero avanza davvero oltre e diventa reale, e perché il pensiero ha veramente iniziato a fondersi con la corrente delle forze cosmiche, che questo messaggio risuona dalle sfere di Michele, incoraggiando il pensiero a non abbandonare i misteri ed i problemi coinvolti nelle relazioni estremamente complicate e contraddittorie tra l'ordinario soggetto terreno e la personalità e l'Ego Cosmico, chiamato anche il Cristo, o Sé Spirituale Superiore. Questo compito è qualcosa di completamente nuovo nell'evoluzione umana ed è forse l'impulso più cruciale del presente immediato e del prossimo futuro, vale a dire, il creare un ponte auto-cosciente tra il sé terreno e la coscienza sovrasensibile.
La filosofia intesa in questo modo offrirà l'unico mezzo per "salvare l'Io auto-cosciente - auto-coscienza in quanto tale - per la coscienza sovrasensibile". In altre parole, il chiaroveggente, rispetto a conseguire la vera coscienza spirituale, dev'essere capace di guardare indietro e ricordare – nella prima fase dello sviluppo spirituale – il suo "Io". E questo salvataggio dell'autocoscienza può solo essere raggiunto attraverso il pensiero spiritualizzato, nella direzione indicata da La Filosofia della Libertà.
Ora, come detto precedentemente, è proprio in connessione con il concetto dell'"Io" che il pensiero postmoderno ha le maggiori difficoltà, perché questo problema non può essere affrontato solo con il pensiero puro, sia esso il più spiritualizzato possibile. Il problema "Io" deve essere avvicinato da un lato polare e opposto; e questo lato segna il luogo della vera assenza anche nel pensiero di Deleuze, sebbene, come in così tanti aspetti di Deleuze, il suo "Io" assente è molto più vivo di molti concetti morti e congelati concernenti l'"Io".
Da questo punto di vista vorrei portare la vostra attenzione verso la possibilità  di una straordinariamente fruttuosa battaglia spirituale – concernente i problemi dell'"Io" – e dialogo spirituale – concernente il pensiero puro – che potrebbe avvenire, a condizione che il pensiero antroposofico sia avanzato abbastanza lontano che questi problemi divengono i suoi veri problemi viventi. Come ho detto prima, io stesso ho grandemente beneficiato dall'impegno in questa battaglia negli ultimi trent'anni. E vorrei provare ad accendere anche in voi una piccola scintilla di entusiasmo per la vera battaglia spirituale, il vero dialogo di spiriti, menti e cuori.
Qui una "disgiunzione sintetica" (per usare l'espressione unica di Deleuze) riccamente e mutuamente gratificante sarebbe potuta avvenire – ma non è mai accaduta, perché che cosa porta l'antroposofia tradizionale, autenticamente, in questo campo? Come appena descritto, solo il conseguimento genuino individuale può sostenere sinceramente questa battaglia e affrontare la reale forza delle realizzazioni della filosofia contemporanea.
L'antroposofia che trasforma se stessa beneficia notevolmente dal coinvolgere la filosofia contemporanea – insieme ad arti e scienze, ovviamente. Questo perché la filosofia contemporanea lotta quasi inconsapevolmente con gli stessi problemi che uno incontra se comincia a realizzare i veri primi passi nello sviluppo della coscienza sovrasensibile.
In accordo con la maniera medievale di discorrere – che era molto più civilizzato (lo era, veramente) del nostro - possiamo usare il termine "disputa" per questa unica battaglia dialogica o dialogico battagliera – per un vero combattimento degli spiriti. La più grande delle battaglie spirituali è stato preordinata ma mai combattuta nella storia, perché la battaglia spirituale del XX secolo, come ho detto prima, è stata risolta per il peggio all'inizio. Quando nella seconda metà del secolo e soprattutto verso la sua fine il culmine dell'antroposofia avrebbe dovuto aver luogo, solo l'altra corrente stava al culmine, da sola. Il suo vero avversario semplicemente non era presente là fuori a combattere, perché la decisiva battaglia di Michele era stata persa già all'inizio del XX secolo.
Ad ogni modo, questo era solo il primo secolo dell'attuale era di Michele come Zeitgeist, con la prima di tre grandi battaglie e tante altre più piccole nel mezzo! Attualmente stiamo umilmente cercando di preparare alcuni punti di partenza per la seconda grande battaglia - la battaglia del XXI secolo. Ora che stiamo seriamente lavorando sull'auto-trasformazione, e con essa sulla vera spiritualizzazione dell'intelletto, siamo fortemente attratti dai nostri rivali, o dalla loro eredità, perché il nostro impegno vivente richiede un vero dialogo-battaglia, senza cui non può si prosperare e svilupparsi oltre. E avremo al nostro fianco l'essere di Deleuze, alla guida, e gli esseri dei suoi colleghi. Essi ci serviranno come un potente richiamo risvegliante, che rammenta e veramente sfida -  ed anche come una forte tentazione - in modo che possiamo realizzare sulla terra, ora e nel prossimo futuro, la grande battaglia sovrasensibile che infuria nei mondi spirituali più vicini a noi, tra Michele ed i suoi eserciti e gli ostacolanti – ma sempre anche utili – spiriti!



Alcune Osservazioni Personali
Quindi possiamo dire che Gilles Deleuze è andato più lontano nell'adempiere a questo compito di spiritualizzazione del pensiero, ma lo ha fatto in modo fortemente unilaterale. Con il pensiero deleuziano abbiamo davanti a noi alla fine del 20esimo secolo il miglior esempio di quanto lontano qualcuno avrebbe potuto viaggiare per portare questo obiettivo ad un certo temporaneo culmine. 
E mentre continuavo a studiare lo sviluppo della coscienza attraverso gli sviluppi scientifici, politici, artistici, filosofici ed antroposofici dell'ultimo secolo, ho dovuto dire a me stesso ancora ed ancora: qui alla fine del secolo abbiamo questa meravigliosa schiera di personaggi, pensatori, artisti e scienziati, lungo tutto il secolo, così splendenti, così brillantemente originali, che si sforzano di far progredire oltre il pensiero. 
Poi ho esaminato i miei tentativi, e ho capito che per far progredire oltre il mio pensiero antroposofico, dovevo lavorare attraverso queste scuole di pensiero, dovevo scavare molto approfonditamente, senza pregiudizi, nell'opera di molti pensatori individuali. Ho dovuto davvero lottare per trasformare ogni fase, ogni pensiero di ogni autore, ogni decennio, per arrivare a ciò che questi sviluppi avrebbero potuto offrire come parte della corrente dell'attuale spiritualizzazione dell'intelletto: (una lotta, ndT) arricchente, sfidante, anche allettante e ingannevole.
Mi sono sentito più o meno solo in questa battaglia. Anche tra gli antroposofi pensanti non riuscivo a trovare nessuno che desiderasse impegnarsi esplicitamente in questa lotta, in questo senso di battaglia spirituale. C'erano ovviamente sempre quelli desiderosi di confutarsi a vicenda, e confutare anche la filosofia post-moderna. Questo c'era sempre; ma io non ero interessato a confutare niente o nessuno, io stavo cercando di afferrare gli impulsi spirituali più profondi all'opera attraverso questi pensatori, afferrare quale di questi impulsi corrispondesse allo Spirito del tempo, o combattesse contro di esso, o un misto dei due in tanti modi bizzarri. Lì ho potuto trovare alcuni passi importanti e nascosti ed indizi che mi hanno guidato sulla via della spiritualizzazione del pensiero. 
Naturalmente la stessa non-disputa si verifica sempre anche dall'altro lato. Non si potrebbe scoprire nessuna volontà di essere anche leggermente consapevoli del contributo di Steiner, in quei pensatori che io ho citato. E il loro cosciente non-sapere era ben servito dall'assenza di antroposofi attualmente impegnati!
Era, ed è ancora oggi, una situazione strana. Io mi sono chiesto, che cosa sta succedendo qui? È come se stessi osservando una strana performance drammatica. Il palcoscenico è pronto e alcuni giocatori sono impegnati a esibirsi; parlano e agiscono completamente incoscienti della grottesca situazione. Non sono a conoscenza che gli altri giocatori, le loro controparti, non ci sono proprio lì! Quello che vedo è solo un mezzo-spettacolo, una drammatica piece spirituale tagliata in due. La vera sceneggiatura non viene riprodotta, e ciò che viene riprodotto non è affatto il vero copione! Questa sarebbe dovuta essere un'intera scena scena di battaglia, ma noi abbiamo solo la metà, l'altro  gruppo non sta recitando alcun ruolo nella sceneggiatura che essi stessi hanno scritto! Lo hanno scritto coraggiosamente nello spirito, con la forze data loro dagli esseri di Michele nella sfera solare, nella scuola sovrasensibile di Michele; ma sulla terra hanno dimenticato, e in questo senso anche tradito, i ruoli che si sono assegnati prima della nascita. 
Avrebbe dovuto esserci, dall'inizio del secolo fino alla sua fine, una grande battaglia perpetua – ed un dialogo dei più fecondi, perché un vero, sincero dialogo osservato spiritualmente è anche una battaglia. Un vera disputa fraterna dovrebbe aver luogo tra pensatori profondamente collegati all'antroposofia ed i pensatori che ho citato prima. Ciò è divenuto molto chiaro quando si è avvicinata la fine del secolo.
Questa controversia è stata preparata nel Medioevo ed era predestinata a svolgersi nel XX secolo. Ma noi viviamo nell'era della libertà, in cui tutti i copioni precedenti vengono facilmente cambiati dalle attuali decisioni degli attori presenti! Circa ottocento anni fa in condizioni spirituali e sociali completamente diverse, questa battaglia ha avuto luogo nell'Alto Medioevo. Lasciate che io tocchi questo particolare sfondo storico e karmico, per delineare anche le battaglie presenti e future che ci attendono.



La Grande Disputa Medievale
Nell'alta Scolastica del Medioevo, a partire dal rinascimento platonico del XII secolo sviluppantesi nei secoli XIII e XIV, c'era un’enorme battaglia filosofica, spirituale, principalmente qui in Francia, a Parigi e nella sua università. Qui i grandi scolastici cercavano fortemente di unire la teologia cristiana con la filosofia aristotelica, sotto la guida di Tommaso d'Aquino, il suo maestro maggiore Alberto Magno e la loro cerchia allargata di studenti dell'ordine domenicano. Erano impegnati in una feroce lotta su più fronti. Ne nominerò solo uno ed indicheremo solo questo a grandi linee. Una potente corrente avversaria viene dai membri dell'ordine francescano. Quest'ordine presente una serie di eccezionali insegnanti religiosi e filosofici. Nel XIII secolo erano guidati dal "Dottor Serafico", come veniva chiamato San Bonaventura (al secolo Giovanni di Fidanza) per la sua estatica devozione mistico-religiosa ed il temperamento. Egli fu iniziato personalmente da una cura miracolosa per mano di San Francesco d'Assisi. Bonaventura era un contemporaneo e forte avversario dello sforzo di Tommaso d'Aquino di unire e così trasformare la teologia cristiana in un rinnovato aristotelismo.
Tommaso morì nel 1274 e la personalità più interessante per noi non è un contemporaneo ma un pensatore e teologo nato intorno al 1266, che sviluppò la sua carriera di pensiero sulla scia di Tommaso. Inoltre non è un chiaro avversario. Nella tradizione scolastica egli è considerato un realista unico, in opposizione alla principale tradizione francesca, ed è considerato un discepolo indipendente di Tommaso ed Aristotele, più un innovativo successore che un nemico di Tommaso. Anzi, egli deviò e contraddì Tommaso in molti modi originali su importanti questioni teologiche e filosofiche. Intendo qui il filosofo veramente geniale e originale Giovanni Duns Scoto, conosciuto come "Dottor Sottile" perché gli piaceva sintetizzare elementi diversi e opposti in assemblaggi sorprendentemente non tradizionali. (Lasciatemi osservare in parentesi che la filosofia dell'essere di Scoto, specificamente i suoi insegnamenti sulle categorie e sul significato, erano il tema della dissertazione di "abilitazione" di Heidegger a Friburgo, 1915; per il sottofondo esoterico-karmico della nostra conferenza questo è un fatto sintomatico). 
Molte differenze interpretate tradizionalmente tra queste correnti rivali devono essere significativamente modificate oggi; specialmente nel caso di Duns Scoto sono molto più complicate, e davvero molto interessanti. Nella comprensione consueta, gli aristotelici, o domenicani, sono noti come i realisti. Che cosa significa essere un realista nel Medioevo? Significava da un lato essere capace di sperimentare ancora il pensiero come parte dell'intelligenza cosmica, e dall'altro, dal lato aristotelico, di sperimentare il pensiero come fortemente connesso con l'anima e lo spirito umano, con l'individuo pensante. I Domenicani con a capo Tommaso potevano ancora catturare gli ultimi residui di contenuto e sostanza spirituale che venivano dai mondi spirituali nelle epoche precedenti, ma ora si sforzavano di afferrare saldamente con il loro pensiero mentre diventava terreste ed umano. Soprattutto, essi stavano lottando con ciò che era un problema per Aristotele già quasi 2.000 anni prima: l'enigma della natura spirituale dell'essere umano ed il problema dell'immortalità. Nell'Alto Medioevo cristiano la questione era formulata così: la religione promette la speranza di salvezza ed immortalità attraverso la fede nel messaggio divino rivelato della Bibbia; ma sarebbe anche possibile pensare – non solo logicamente per provare o smentire, ma esperire e realizzare realmentel'immortalità dell'anima umana individuale?
I loro avversari francescani appartenevano ai cosiddetti nominalisti, perché essi non potevano più fare esperienza del vero essere spirituale-universale del pensiero. A causa di questa impossibilità, i Francescani che cercavano di acquisire conoscenza di questioni  spirituali, oltre alla religione "ufficiale", in modi più mistico-estatici. Un interessante corollario è che questo evitamento del pensiero in questioni relative alla ricerca spirituale più profonda, adornava la loro lotta con una singolare luminosità mistica ed intuitiva. La loro lotta era dotata di una lucentezza del sovrasensibile che, per le persone più inclini spiritualmente, offuscava in modo allettante la coscienziosa, scrupolosa, ed apparentemente secca tecnica di pensiero sviluppata dai Domenicani - quelli a cui Steiner si riferisce come veramente fedeli fino in fondo all'intelletto cosmico governato da Michael. 
Un altro tratto interessante di un po' di protagonisti francescani fu il loro sforzo per aggirare le idee aristotelico-platoniche con l'aiuto delle tradizioni stoiche altrimenti emarginate. Gli stoici avevano assimilato una miscela ricca e diversificata di elementi filosofici e religiosi proprio prima e dopo Cristo, attingendo alle tradizioni gnostiche e pagane. Prima del Neoplatonismo, erano già molto attenti al risveglio della vita interiore e individuale dell'anima della personalità umana, così come della crescente oscurità che circondava il suo destino sulla terra e dopo la morte.
Steiner ha descritto questo problema irrisolvibile in uno delle sue conferenze sul karma. Egli racconta una discussione tra un giovane ed un anziano domenicano. Ne parla in modo toccante e intimo quando descrive questo evento. Il più giovane domenicano dice al suo insegnante più anziano: Guarda, maestro, l'antico potere spirituale - originariamente di Michele - quello ancora ispirato al pensiero di Platone e Aristotele, Plotino e Scoto Eriugena, si sta estinguendo. Le persone in futuro non saranno più in grado di sperimentarlo. E ha detto inoltre: se le cose continuano così come sono, nel futuro le persone perderanno tutta la sostanza spirituale e la verità nel loro pensiero. E questo pensiero, l'intelligenza celeste, che scorre da Michele sulla terra, cadrà preda degli spiriti arimanico-demoniaci che lo useranno per trascinare l'umanità negli abissi del materialismo e della corruzione. L'intelligenza cosmica di Michele, ancora amministrata dagli dei nei tempi antichi, si trasformerà sempre più nel pensiero di Arimane in un futuro non così lontano.
Egli continuò dicendo che qualcosa deve accadere ora sulla terra attraverso di noi, nell'anima umana stessa, per preparare i semi di future trasformazioni che saranno disponibili quando Michele inizierà la sua nuova epoca. Questo seme deve essere preparato ora per germogliare in un'epoca in cui altrimenti prevarrà solo il pensiero materialistico-intellettuale. E disse: Per ora dobbiamo tenere separati i poteri della fede e del pensiero, ma in futuro questa separazione non servirà più all'umanità. Il nuovo seme deve essere lì in quel tempo futuro per consentire ad almeno pochi umani di spiritualizzare nei loro cuori e nelle loro menti l'intelligenza caduta, e così per ricollegarla con la vera realtà spirituale.
Il grande campione dei realisti, il "bue muto" come Tommaso d'Aquino era soprannominato, ha provato con tutte le sue forze a dimostrare che quando una persona pensa per mezzo del nous poeitikos, l'intelletto attivo, piuttosto che col nous pathetikos, l'intelletto passivo, può unire intimamente la sua anima con la reale sostanza spirituale; allora potrebbe legittimamente credere che dopo la sua morte, sebbene sia portato in cielo sulle ali della salvezza cristiana, egli può ritrovare la sua individualità, dotata di una piena auto-coscienza simile all'intensiva, attiva auto-coscienza sulla Terra. Tutto ciò potrebbe essere sperato e creduto, ma non ancora pienamente sperimentato nell'anima individuale. L'immortalità individuale non potrebbe diventare esperienza auto-cosciente né prima né dopo la morte. Non era ancora possibile sperimentare come, attraverso l'attualizzazione e la realizzazione del pensiero vivente, intuitivo, l'individualità umana sia trasformata e l'immortalità diventi una realtà come esperienza sovrasensibile, così che l' "Io" umano possa vivere come essere eterno cosciente nei mondi spirituali proprio qui ed ora, e perciò anche dopo la morte.
Steiner aggiunge che infatti poteva essere fatta solo la preparazione a questo, e che Tommaso d'Aquino morì con questa bruciante domanda, con questo grande problema, perché non poteva risolverlo al suo tempo. E Steiner formula la domanda di Tommaso d'Aquino così: "Come può essere redento il pensiero? Come può l'impulso Cristo [il potere spirituale "Io"] entrare nel pensiero?".
Ma che cos'è il cosiddetto impulso Cristo? Che cos'è il potere spirituale "Io"? È il potere della trasformazione, il potere della metamorfosi operante nell'anima umana individuale, che arriva al pensiero e lo guida, lo trasforma, dall'interno, di nuovo verso i mondi spirituali; e facendolo in un modo tale da realizzare nel processo l'eterna natura dell' "Io". In altre parole, se l' "Io" deve diventare immortale, deve diventarlo qui sulla Terra, per mezzo della libera attività umana. Questo divenire è ciò che significa veramente "l'impulso Cristo". Tommaso d'Aquino non potè realizzare questo nel XIII secolo, ma Steiner realizzò ed attualizzò questo compito alla fine del XIX secolo, quando cominciò la nuova era di Michele. Egli espresse questa auto-realizzazione ne La Filosofia della Libertà e tutta la sua successiva opera scientifico-spirituale.
Questo può darci un assaggio di ciò che sta operando dietro il sipario della storia umana e come il karma funzioni da un'era all'altra. Il XX secolo sarebbe dovuto, tra le altre cose, diventare di nuovo un momento fecondo per una nuova grande disputa tra i Domenicani rinati, insieme ai loro colleghi più platonicamente affini della scuola di Chartres, e dei rinati Francescani che già nel XIII e XIV secolo sperimentarono il pensiero come un elemento umano-terrestre caduto, e cercarono la redenzione attraverso altre sedi. 
Nel XIII secolo, nominalisti e francescani dissero: il pensiero è solo una facoltà umano-terrena; il pensiero può solo dare nomi a oggetti percepibili ai sensi e a concetti fabbricati dall'essere umano. Se esiste un'intelligenza universale (e molti di loro ci credevano), essa non entra nel pensiero umano. Il pensiero umano è peccaminoso come l'intero essere umano e non può prender parte alla grazia di avere una vera, presentemente reale, origine celeste. La divinità nella sua vera essenza è totalmente trascendente, totalmente oltre la cognizione umana; con il pensiero nessun essere umano può cogliere la realtà sovrasensibile né trovare lì la sua eterna individualità.
Oggi (come filosofi contemporanei) essi dicono: il soggetto umano, la personalità terrena, non ha significato! Proclamano "la morte del soggetto" come nel Medioevo negarono l'immortalità dell' "Io"! Oggi il significato della personalità umana in quanto tale è considerato irraggiungibile e inconoscibile.  Come allora si disputava se vi fossero universali reali, oggi viene negata l'esistenza del singolo oggetto, della singola personalità.
La grande disputa del Medioevo stava avvenendo nel XIII secolo tra Realisti e Nominalisti, ed esteriormente-storicamente i realisti hanno apparentemente combattuto una battaglia persa. Interiormente, tuttavia, essi hanno preparato il terreno per ciò che sarebbe venuto alla luce nella nuova era di Michele, che è ora presente. E siamo ancora all'inizio di questa nuova battaglia, anche se siamo ben entrati nel secondo secolo di Michele!
Oggi gli esseri umani ordinari come noi devono trovare il coraggio di diventare di nuovo veri principianti, di provare umilmente ma sinceramente a fare il primo e più elementare passo in questa direzione. Possiamo liberare l'intelligenza celeste imprigionata e trasformarla nei nostri cuori così che il pensiero possa penetrare in una genuina realtà spirituale? Può diventare un reale evento? Possiamo produrre in questo processo un reale "Io" spirituale – un essere individuale-singolare? E che cosa significa davvero non diventare né una personalità singola-privata, né un essere astratto-generale, ma un essere davvero "singolare"?



Ritorno al Futuro

Tornando a quello che per i realisti era il futuro, andiamo indietro alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX secolo. Steiner pubblica
La Filosofia della Libertà nel 1894 come realizzazione spirituale-individuale-singolare, non accettata e non riconosciuta dalla cultura generale dell'Europa centrale. Questo è l'evento inaugurale, che pone la pietra di fondazione sulla quale verrà costruita la futura vita spirituale dell'umanità. Per la prima vera volta nella storia un essere umano è stato in grado di realizzare individualmente, per mezzo e nella spiritualizzazione dell'intelletto, per mezzo e nel puro pensiero, una reale creazione e produzione della sostanza eterna, morale, spirituale di un'individualità umana come una genuina e auto-cosciente realtà spirituale. Ed egli poté realizzare questo atto straordinario come un libero e moderno essere umano, senza dipendere da nessuna coscienza sovrasensibile mistica o atavica o da tradizioni esoteriche. È un atto libero di attualizzazione e realizzazione di una nuova individualità per mezzo del pensiero cosmico. Il potere di trasformazione, transustanziazione e metamorfosi, sono stati così fortemente individualizzati nel Medioevo che una risposta può ora essere data al problema ed enigma irrisolto col quale Tommaso d'Aquino è morto: Come può essere redento il pensiero, e con esso e per mezzo di esso l'individualità umana?
Questo era il tema principale del mio libro del 1995, La Nuova Esperienza del Sovrasensibile, che io ho sottotitolato: Il Dramma Conoscitivo della Seconda Venuta. All'inizio di questo libro ho inserito tre citazioni che per me riassumono il dramma della fine del secolo, il culmine della lotta per ottenere anche un minuscolo seme individuale di questo vasto compito umano. A queste tre aggiungerò ora anche una citazione di Deleuze.
La prima citazione è di Heidegger, che celebra l'essere-per-la-morte dell'essere umano come espressione dell'essenza del suo essere. La seconda è la famosa dichiarazione di Foucault riguardante la scomparsa dell'essere umano come lo conosciamo. La terza citazione dimostra la vera lotta di Deleuze con l'eredità dei suoi predecessori francescani, cercando con forza di risolvere l'enigma dell'immortalità individuale. La quarta sono le parole di Steiner scritte sul suo letto di morte come una precisa direttiva futura.
Questi passaggi sono disposti in un certo ordine ascendente - da una profonda negazione di tutto ciò che l'impulso di Michele sta cercando di ottenere (Heidegger), attraverso i due più grandi rappresentanti della filosofia francese contemporanea, Foucault e Deleuze, a Steiner, che è stato il primo cronologicamente, ma è e sarà sempre l'ultimo ad essere compreso dalla nostra cultura.
Essere trattenuti nel nulla, come il Dasein è... fa dell'uomo un occupante del nulla. Siamo così finiti che non sappiano nemmeno portarci originariamente davanti al nulla con una nostra propria decisione volontaria. La finitizzazione è così profondamente radicata nell'esistenza che la più propria e profonda finitudine si rifiuta di cedere alla nostra libertà.
- Martin Heidegger,
Che cos'è la Metafisica? 1929
È confortante sapere, comunque, ed una sorgente di profondo sollievo pensare che l'uomo sia solo un'invenzione recente, una figura che non ha ancora due secoli, una nuova ruga nella nostra conoscenza e che sparirà di nuovo non appena la conoscenza avrà scoperto una nuova forma. [...] Poi si può certamente scommettere che l'uomo venga cancellato, come una faccia disegnata nella sabbia sul bordo del mare.
- Michel Foucault, Le Parole e le Cose, 1966



Ogni evento è come la morte, doppio e impersonale nel suo doppio... Solo l'uomo libero... può comprendere... ogni evento mortale in un singolo Evento che non fa più spazio per l'incidente... È a questo punto mobile e preciso, dove tutti gli eventi si riuniscono insieme in uno, che avviene la trasmutazione: questo è il punto in cui la morte si rivolta contro la morte; dove morire è la negazione della morte e l'impersonalità della morte non indica più solo il momento in cui io scompaio al di fuori di me stesso, ma piuttosto il momento in cui la morte perde se stessa in sé, e anche la figura che la vita più singolare assume per sostituirsi a me.
      - Gilles Deleuze, “21° Serie, Sull'Evento” in Logica del Senso, 1969
Se così fosse, la libertà si illuminerebbe nell'essere umano per un singolo momento cosmico, ma nell'esatto stesso momento l'essere umano si dissolverebbe... Noi stiamo qui indicando l'abisso del nulla nell'uomo evoluzione che l'uomo deve attraversare quando diventa un essere libero. È l'opera di Michele e l'impulso-Cristo che gli consentono di saltare attraverso l'abisso.
- Rudolf Steiner, “La Libertà dell'Uomo e l'Epoca di Michele " in
Massime Antroposofiche , GA 26, gennaio 1925
Nel 1929 Heidegger chiamò l'essere umano lo Statthalter des Nichts — “comandante del nulla”. E disse: l'intera esistenza umana è fondata solo sulla morte, sulla finitezza. Questa è stata la prima "dichiarazione" attraverso la quale l'inversione della storia umana è stata fatta filosoficamente cosciente - e quindi realizzata politicamente e socialmente in così tanta fine e annientamento di vite umane. Difficilmente ci può essere una formulazione più profondamente anti-Filosofia della Libertà di questa.
Ricordate quello che ho detto all'inizio: l'influenza di Heidegger è probabilmente la più significativa nella filosofia del XX secolo - almeno fino a quando non si adempia la profezia di Foucault, che "il XX secolo sarà chiamato un giorno il secolo deleuziano ”. Ora quando Foucault scrive, 33 anni dopo il 1933, dice: il soggetto umano, l' "Io" come lo conosciamo è un fenomeno momentaneo, causato dall'evoluzione di coscienza nel XIX secolo; e sta rapidamente scomparendo. Questa dichiarazione è in un certo senso migliore di quella di Heidegger! Innanzitutto, perché Foucault non sta parlando dell'essenza dell'essere umano come finito, come Heidegger fa; e in secondo luogo, perché l'essenza umana è per Foucault esattamente questo: il processo del divenire aperto, di trasformazione - e in questo senso non è affatto finita. Lui dice: la nostra comprensione del soggetto umano cambia, sarà diverso in futuro. Quindi intende davvero: la morte del concetto di soggetto del XIX secolo sta avvenendo nel XX secolo - un fatto che può anche essere supportato da prospettive antroposofiche come ho indicato precedentemente. Lui non ha mai avuto intenzione di annunciare la fine dell'essere umano!
Il terzo è un passaggio tipicamente suggestivo dal pensatore post-moderno che ha sperimentato, forse di più di qualsiasi altro pensatore dell'ultimo secolo, che stiamo oltrepassando la soglia, che ci aspettano grandi eventi dall'altra parte. Ma più di questo, egli sapeva benissimo che abbiamo già attraversato e viviamo dall'altra parte, totalmente imprevista e inesplorata, di fronte ad infinite nuove frontiere. Questo pensatore è Gilles Deleuze.
In Deleuze troviamo meravigliose descrizioni di che cosa si può sperimentare ed esprimere in termini e parole, se uno ha spiritualizzato il pensiero in una certa misura. Si sperimenta l'essenza della vita: “Diremo che la pura l'immanenza è UNA VITA, e nient'altro ... Una vita è l'immanenza dell'immanenza, l'immanenza assoluta: è completa potenza, completa beatitudine. La stessa esperienza ha un gemello, un "altro" o rovescio, che viene organicamente tessuto con esso. Se uno è arrivato al punto di sperimentare l'essenza della vita pura, ha iniziato anche allo stesso tempo ad elevare nella coscienza l'inconscio e reale (che vuol dire, vivente) processo di morte che è alla base del pensiero ordinario. La morte inizia a salire a coscienza, e comincia a rivelare il suo vero essere, vale a dire, la porta (velata) all'eterna vita cosmica. 
Quando uno è così avanti sul cammino che il pensiero diventa un'esperienza di vita nella morte e morte nella vita, si può sperimentare veramente che “questo è il punto in cui la morte gira contro la morte; dove morire è la negazione della morte". E quando, inoltre, si sperimentano con il proprio corpo eterico liberato le cosmiche, impersonali, inorganiche forze vitali, si sa anche che "l'impersonalità del morire non indica più solo il momento in cui io scompaio fuori da me stesso". E così significa, se portiamo il modo di esprimersi negativo nel suo senso positivo, che: L'impersonalità del morire indica il momento in cui il vero IO SONO appare fuori dal mio sé ordinario.
Arriviamo più vicini al mistero scientifico-spirituale dell' "Io", e solo la larghezza di un capello, la larghezza della grazia, ci separa dal ricevere questa esperienza. Mentre l'immagine mentale, il Vor-Stellung, dell' "Io" scompare, come abbiamo indicato prima con Foucault, ed ESSO, le impersonali forze vitali del pensiero cosmico, cominciano a pensare attraverso me, allora l' "Io" reale è risorto e viene a coscienza per mezzo e nella impersonale corrente cosmica. Questo "Io" reale è un essere di resurrezione,e si può sperimentare la sua realtà in questa fase non per mezzo del pensiero cosmico né per volizione personale, ma solo per mezzo di un dono di grazia. ESSO è il veicolo, o calice, non il datore della grazia; colui che dà la grazia del vero "Io" può essere solo l'essere dell' "Io" dell'umanità, il Sé Superiore; il Cristo.
E Deleuze, con tutto ciò che porta con sé dalla vita precedente, può avanzare così vicino - ma "solo" così vicino – alla cuspide di questo momento, alla soglia di questa grazia. E di fatto è così, quando si ha davvero spiritualizzato il pensiero fino al punto di sperimentare l'impersonale pensiero cosmico – intendo davvero sperimentare, non semplicemente pensare il concetto astratto – allora non si trovano più le immagini mentali del sé ordinario, il soggetto soggettivo che "pensa e dunque è". In questo momento, quel sé è nulla, ed ESSO è tutto; e così Deleuze non riuscì a trovarlo nella sua esperienza autentica di varcare la soglia della vita/morte. Quanto ci va vicino lì, sulla soglia, affrontando coraggiosamente l'essere della morte e sperimentando come la morte muore. Ma egli non vede realmente in che cosa muore la morte; egli non può produrre abbastanza fuoco per escogitare e condurre la combinazione alchemica che da sola può fondere interamente – annullando qualsiasi differenza nel mezzo tra – vita assoluta, pura, immanente con la morte assoluta.  Egli quindi non vede che cosa, o meglio chi, lo affronta; che cosa succede in quel preciso momento; quale evento prende questo sacro luogo del tempo. Egli non può sperimentare ciò che ha a portata di mano, vale a dire, come "attraverso la grazia del vero 'Io' la vita diventa morte e la morte diventa vita "— come in Christo morimur: come noi moriamo nella pienezza della vita. Ma quanto commoventemente si avvicina a svelare il Suo segreto, quando sperimenta il momento in cui la morte si perde in se stessa, e [diventa] la vita più singolareper sostituirsi a me. 
Il momento in cui si verifica questa sostituzione è il più sacro che si può sperimentare dopo la morte ordinaria. I principianti-iniziati che possiamo diventare oggi possono ottenere la grazia di questo momento sacro nel mezzo della vita fisica. Potremmo morire veramente con grazia ... e potremmo sperimentare in piena coscienza esattamente come questa "vita più singolare"- il Sé Superiore si "sostituirà a me". Solo in questo modo la battaglia del Medioevo che davvero avvenne, e la battaglia della culminazione del XX secolo che è rimasta quasi interamente virtuale, possono essere ancora realizzate nel corso del XXI secolo. Questa è davvero la nostra umile elementare missione.
Ora, che cosa fa della libertà una realtà? Non realtà "intellettuale", ma realtà morale-umana ed allo stesso tempo conseguimento sovrasensibile? È proprio questo che i Francescani dicono sia impossibile per principio, e nel caso di Deleuze possiamo anche vedere come questo diventi manifesto nel suo karma individuale e molto personale. Guardate le sue dita, e confrontatele con le mani di Brentano che Steiner descrisse come "mani di filosofo" e poi con le mani di Steiner. Mani e dita non rivelano principalmente il karma passato (come fa la testa) ma il karma-nella-corrente-del-divenire. Se contemplaste le dita di Deleuze, che cosa sperimentereste? Egli dovette far crescere le sue unghie molto lunghe perché non riusciva a sopportare il senso fisico di toccare con le sue dita; era troppo doloroso per lui! Che cosa sperimentano le dita, profondamente, inconsciamente, quando toccano? Percepiscono il nostro divenire, ed anche costantemente il fuoco che brucia alla fine-del-nostro-divenire, la cosiddetta seconda o animica morte. In altre parole, le dita vivono e muovono e divengono, tutto il tempo, oltre la soglia, dove la nostra corrente spirituale del karma tesse e modella la nostra vita attuale dalle vite future.
Le guide domenicane sapevano che la vera libertà è in effetti solo temporaneamente impossibile; essi hanno lavorato duro per preparare il suo seme per mezzo della loro leale e fedele devozione al futuro impulso di Michele. E questo seme può ora iniziare a mettere radici e germogliare dalla terra verso l'alto all'inizio del secondo secolo di Michele.
Tutto solo, Steiner è stato il pioniere di questa azione individuale attraverso il suo sacrificio e la sua fatica per l'umanità. Noi siamo chiamati ad essere principianti, come lo era lui quando concepì e scrisse il suo umile libro, La Filosofia della Libertà, il seme per la spiritualizzazione del pensiero, della coscienza e dell'umanità e della terra nel futuro.
Lui l'ha reso possibile. Ed anche nonostante il fatto che non il suo ma il concetto di Heidegger dell'umano ha trionfato sull'Europa e sull'intero globo, il seme di Steiner ha reso possibile che, nel momento storico in cui la libertà [si illumina] nell'essere umano per un singolo momento cosmico", la libertà non verrà persa. Che, davanti al più feroce maleficio di annientamento, provocato da così tanti "comandanti del nulla", in tutta la terra nel corso del XX secolo, "... nello stesso momento l'essere umano non si dissolverebbe più..." E quindi, in effetti: "Noi stiamo qui indicando l'abisso del nulla nell'evoluzione umana che l'uomo deve attraversare quando diventa un essere libero. È l'opera di Michele e l'impulso-Cristo che gli consentono di saltare attraverso l'abisso."
Anche se questa battaglia non ha avuto luogo alla fine del XX secolo sulla tanto-sperata larga scala, io volevo dirvi che essa può divenire un seme gioioso e fruttuoso di nuova vita in ognuno dei nostri cuori. Questo era il solo scopo della mia condivisione stasera, "rendere la filosofia degna di questo evento". Io volevo iscriverlo qui nella mia prima visita di lavoro in Francia, Colmar, Alsazia: condividere con voi alcune delle mie esperienze negli ultimi decenni del secolo scorso, per incoraggiare voi, anche, ad iniziare e divenire principianti del nuovo, ora iniziante, secolo di Michele.